Accogliere la diversità con i giocattoli inclusivi

Una è completamente senza capelli, un’altra mostra una protesi al posto di una gamba, un’altra ancora ha la vitiligine: è di pochi giorni fa la notizia delle nuove Barbie, che si aggiungono a quella sulla sedia a rotelle. Le celebri bambole della Mattel sono ormai in più di 170 versioni e le ultime comprendono anche due Ken inediti, uno con i capelli lunghi fino alle spalle e uno con i capelli rossi.

Sono i giocattoli inclusivi, che mostrano non personaggi ideali, ma veri, del mondo reale, a partire dagli stessi bambini e bambine che usano questi giocattoli. Una delle sfide è appunto rappresentare la disabilità, temporanea o permanente, con la quale spesso i piccoli devono convivere. Nel 2015 alcune mamme inglesi avevano lanciato una petizione (ora chiusa) rivolta alla Lego, perché includesse tra i suoi personaggi anche qualcuno disabile; l’azienda aveva risposto subito con le prime figure sulla sedia a rotelle. Da lì è nato #toylikeme, un’associazione no-profit dedicata alla rappresentazione della disabilità nei giocattoli: ci sono proposte creative e workshop formativi, ma anche un dettagliato elenco di bambole con impianti cocleari, personaggi con protesi o con le stampelle, o un kit giocattolo per i piccoli diabetici.

Un progetto analogo, e sempre no profit, è A doll like me, che crea bambole personalizzate con le caratteristiche del bambino o bambina ai quali è indirizzata: ci sono così bambole con cicatrici, o albine, o senza un arto.

Ma l’inclusività non si ferma alla rappresentazione e riguarda anche l’”usabilità” concreta del giocattolo: è una questione di design, di progettazione. “Inclusivo” significa infatti “accessibile a tutti”, come spiega il portale Giocabilità, creato da due genitori che hanno sperimentato con la loro famiglia il problema di trovare giochi adatti anche ai piccoli disabili. Il vero giocattolo inclusivo è quello con cui possono giocare tutti i bambini, a prescindere dalle loro capacità o limiti, e il sito ne presenta diversi, pensati anche per coloro che hanno problemi visivi o motori.

Ci sono anche casi in cui i giocattoli devono essere modificati, per andare incontro alle esigenze di bambini che altrimenti non potrebbero giocare. È quello che fa il progetto Gioco anch’io, avviato l’anno scorso in Valle d’Aosta dall’associazione “La casa di sabbia”, che, in collaborazione con gli studenti di un istituto tecnico, aggiunge ai giocattoli in commercio pulsanti e sensori speciali, in modo da renderli utilizzabili anche ai piccoli con problemi di motricità, e li regala ai bambini con disabilità gravi.

Infine, inclusività è anche superare le etichette, come quelle che dividono i giochi “da maschi” da quelli “da femmine”. Chi ha detto che le bambole sono solo per le bambine? Sempre Mattel ha lanciato da qualche mese Creatable World, le bambole gender neutral, che possono essere personaggi sia maschili, sia femminili: dipende dalla capigliatura, dai vestiti e dagli accessori con cui vengono personalizzate, che ovviamente si possono mescolare a piacimento, superando le divisioni anche nell’abbigliamento.

E, a maggior ragione, le bambole non devono rappresentare stereotipi di bellezza femminile: la stessa Barbie, contestata per molto tempo proprio per questo motivo, dal 2016 è disponibile in diverse silhouette, tonalità di carnagione, colori degli occhi e acconciature. Non solo, ma ha anche lanciato il Dream Gap Project, un’iniziativa per finanziare la ricerca contro il gender gap e diffondere modelli di riferimento positivi per le bambine.

Hai sperimentato o regalato giocattoli inclusivi? Pensi siano utili per far conoscere la diversità? Raccontaci la tua opinione nei commenti o nella nostra comunità Mamme&Mamme.

 


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