Come sopravvivere ai gruppi Whatsapp di classe

Alle superiori erano già arrivati e si sperava che lì si fermassero: invece, qualche settimana fa sono nati all’università di Trieste i primi gruppi Whatsapp delle mamme di studenti. Il rettore ha spiegato che questa iniziativa non rispetta l’autonomia dei ragazzi e non li aiuta certo a crescere, ma inutilmente: le madri – almeno alcune – continuano imperterrite a scambiarsi messaggi sui docenti, sui voti agli esami e sulle condizioni delle aule, come facevano quando i loro figli erano alle elementari.

Di recente, anche 26 presidi di Lecce e provincia hanno scritto una lettera aperta ai genitori, lamentando troppe ingerenze nella vita scolastica e un uso smodato di chat e social. Ma già nel 2016, in tutta Italia, i dirigenti scolastici lanciavano l’allarme contro le chat di classe, giudicate un “detonatore di problemi” che diventano tribunali virtuali e aumentano i conflitti nelle scuole. E i recenti fatti di cronaca lo confermano: ad Ardea, alle porte di Roma, alcune mamme, dopo giorni di insulti reciproci nel gruppo Whatsapp, sono passate ai fatti davanti ai cancelli della scuola elementare dei loro figli e una di loro è finita all’ospedale con un trauma cranico. Lo stesso è accaduto a Mestre, ma in una scuola materna: i piccoli dispetti tra due bambine sono stati la causa di offese e minacce tra le rispettive mamme, prima sulla chat di classe e poi all’uscita della scuola, e anche qui è finita con un ricovero al pronto soccorso.

I gruppi Whatsapp delle mamme sono spesso oggetto di ironie e battute sul web e non mancano le raccolte del peggio delle chat di classe: dalla mamma allarmista su ogni malattia infettiva (il tipico “c’è in giro la varicella”, senza peraltro specificare dove e quanti casi), a quella che sa sempre tutto ciò che succede in classe e a scuola e si sente in dovere di informarne il gruppo, dall’errore sulla pagina del libro alla bidella che va in pensione.

Ogni tanto qualcuno ha il coraggio di uscire dal gruppo. “La chat, in sé, è gravemente dannosa per la salute, peggio delle sigarette”, ha raccontato tempo fa Lorenzo Salvia su Corriere della Sera, spiegandone i motivi: amplifica le piccole cose ed è un incubatore di ansia da prestazione del genitore perfetto, per cui chi interviene spesso lo fa non per dare una soluzione a un problema, ma per offrire l’immagine giusta di sé.
Tuttavia, pur spesso lamentandosene, sembra sempre più difficile abbandonare la chat di classe: ci si rimane sia per non sembrare snob, sia perché comunque è una fonte di informazione e di confronto dalla quale non ci si vuole autoescludere.

Si può dunque sopravvivere ai gruppi Whatsapp di classe? Sì, dandosi delle regole, sia personali, sia per il gruppo stesso. Riassumiamo qualche suggerimento:

  • stabilire delle norme di comportamento, indicandole nella descrizione del gruppo, e scegliere dei moderatori
  • decidere gli argomenti: l’ideale sarebbe limitarsi alle informazioni e agli avvisi di interesse per tutta la classe, escludendo commenti e opinioni personali (per esempio sui compiti o sui docenti)
  • evitare foto, battute, “buongiorno” e “buonanotte”: il gruppo deve mantenere un ruolo informativo e di utilità
  • scrivere messaggi chiari e concisi, anche nelle risposte
  • contare (almeno) fino a 10 prima di rispondere a un messaggio: spesso la reazione d’impulso è deleteria nella comunicazione

Infine, il principale strumento di sopravvivenza: disattivare le notifiche all’interno del gruppo. Spesso è l’unico modo per lavorare o dedicarsi ai propri impegni senza continue interruzioni. Vi troverete probabilmente decine di messaggi quando entrerete nel gruppo, ma almeno deciderete voi quando (e anche se) leggere e rispondere.

I gruppi Whatsapp di classe sono davvero utili? Raccontaci la tua esperienza nei commenti o nella nostra comunità Mamme & Mamme.


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