Dal 2010 si Sono Ridotte Quasi di un Terzo le Interruzioni di Gravidanza

L’aborto, è quasi superfluo dirlo, è sempre una scelta molto sofferta per qualsiasi donna. Inutile altrettanto dire che se questa scelta travagliata, per mille motivazioni che non vogliamo, e probabilmente non possiamo, giudicare, deve essere compiuta, è bene che questo avvenga alla luce del sole, in strutture riconosciute e adeguatamente attrezzate allo scopo, che garantiscano tutti i crismi dell’igiene, e della legalità.

Sulla spinosa questione, che continua a scaldare gli animi, diciamo, nonostante la legge italiana che regola l’accesso all’aborto sia del Maggio 1978, di oltre quaranta anno fa ormai, confermata dagli elettori con una consultazione referendaria nel Maggio 1981, abbiamo una buona notizia che siamo certi renderà felice sia chi ritiene che l’aborto sia un sacrosanto diritto di autodeterminazione della donna, che coloro che invece la vedono all’opposto.

Infatti, stando ai dati Istat disponibili sulla questione, dal 2010 al 2017 si è assistito ad una progressiva, e costante, riduzione delle interruzioni di gravidanza, che nell’arco temporale preso in considerazione sono calate del 28.5%. Un dato che oltre a segnare la riduzione del numero di donne costrette a questa scelta dolorosa, è anche certamente segnale di una maggior, e miglior, consapevolezza sui metodi di contraccezione e di prevenzione delle gravidanze indesiderate.

Se a questi dati generali aggiungiamo che, sempre stando ai dati Istat, le donne di età compresa tra 15 e 19 anni che hanno abortito sono passate da 8.469 nel 2010 a 5.884 nel 2017, con un calo del 30.5%, ancora superiore a quello generale. Il panorama delle buone notizie, per quanto ci sia sempre molto da lavorare sul tema, si completa.

Sul fondo della questione, oltre al tema del diritto all’autodeterminazione della donna, o forse più correttamente proprio in funzione di questo, resta l’educazione sessuale come pilastro ineludibile di politiche di ulteriore riduzione del fenomeno.

Se è notizia di questi giorni che il Governo polacco stia per varare, pare davvero, una legge che criminalizza addirittura l’insegnamento dell’educazione sessuale, sotto questo profilo le cose non è che vadano molto meglio rispetto alla Polonia, o ad altre nazioni.

L’Italia è ancora oggi uno dei pochi Paesi europei dove non è materia obbligatoria. A colmare la lacuna ci pensa la “cattiva” maestra Internet, come direbbe più di qualcuno, ovvero il “fai da te”, come preferiamo dire noi, di antica memoria e tradizione, mentre, se si escludono Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Spagna e Romania, in tutto il resto del continente europeo, spesso a partire dalla scuola dell’infanzia, bambini e ragazzi “studiano” il tema esattamente come si fa con le altre materie di insegnamento.

«Sono sei anni che entro nelle scuole primarie per parlare ai bimbi di quinta di affettività̀ e sessualità̀» racconta Giulia Comoletti, educatrice della Fondazione Somaschi. «Mi è capitato solo una volta, a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, di aver ricevuto una critica da parte dei genitori: una coppia, molto civilmente, mi ha detto che non avrebbe più consentito alla figlia di partecipare alle lezioni del corso perché́ la bimba era tornata a casa troppo impressionata da quello che aveva sentito. Per il resto, i genitori si affidano a noi educatori, anzi, sembrano sollevati per il fatto che di questi temi si parli anche a scuola e non soltanto in famiglia».

Voi cosa ne pensate? Qual è l’età “giusta” per iniziare ad affrontare questi temi? Se vi va, ditecelo nell’apposito spazio nei commenti, oppure unitevi alla conversazione sul tema all’interno della nostra comunità.


'Dal 2010 si Sono Ridotte Quasi di un Terzo le Interruzioni di Gravidanza' has 1 comment

  1. 5 Novembre 2019 @ 14:44 Athamantide

    A. bene, IVG diminuite di un terzo, il che può significare solo due cose:

    1. o che la legge 194 sta funzionando in termini di educazione sessuale, contraccezione, pianificazione familiare (perchè è questo il suo compito)
    2. o che l’obiezione di coscienza (casualmente nelle sole strutture pubbliche) dei medici è arrivata a percentuali tali da spingere le donne a ricorrere a metodi non ufficiali che impediscono alle istituzioni di tenere conto esattamente delle dimensioni del fenomeno

    nel primo caso potremmo sentirci al sicuro e seguite
    nel secondo la colpa del fenomeno sotterraneo sarebbe da addebitare ai detrattori della L194

    Ora io vorrei tanto crogiolarmi nel conforto istituzionale del primo caso, ma credo che tutte ormai stiamo toccando con mano il progressivo smantellamento dei consultori Asl (parlo in particolare per la Lombardia)

    nella mia Asl che copre 15mila abitanti (o dovrebbe coprirli) la ginecologa c’è solo 2 volte a settimana (con liste d’attesa da terzo mondo) e l’ambulatorio non ha mai avuto un ecografo disponibile. Questo nella Lombardia delle eccellenze sanitarie in una città nota come feudo ciellino.

    E questo senza scomodare l’aborto. Si parla di ordinaria prevenzione MST e tumori, che però per le “negre del mondo” (le donne, tutte: “Woman is the nigger of the world” – John Lennon 1972) non c’è più.

    B. Qual è l’età “giusta” per iniziare ad affrontare questi temi (affettività̀ e sessualità)?

    Fino a 6 anni fa nelle scuole locali l’età giusta era la seconda media. La scuola pubblica organizzava un percorso con 2 psicologhe che durava alcuni mesi alla fine del quale, i genitori venivano chiamati per conoscere i risultati del percorso ed avere indicazioni a riguardo.

    Poi grazie ai paladini del gender veicolati nella scuola pubblica tramite gli insegnanti laici di religione questo ottimo percorso (che non aveva nulla nè di sessuale nè di porno) è stato cancellato per “evitare polemiche”.
    Lo so perchè c’ero. E perchè alcune mamme hanno ritirato i loro figli dalle lezioni di religione per metà anno, perchè veniva proiettato in classe (senza alcuna richiesta di autorizzazione, parliamo di minori) un video che mostrava feti sanguinolenti e parlava di madri assassine nel caso di ‘aborti spontanei’, quelli che nessuna madre vorrebbe subire ma che la natura decide per loro.

    Ancora una volta sappiamo chi ringraziare.

    Attualmente sopravvive nelle scuole superiori al secondo anno, un generico corso di affettività di sole 4 (quattro) ore gestito sempre da una psicologa.

    Quattro ore di corso secondo le nostre istituzioni scolastiche dovrebbero bastare a tenere a bada gli estremisti tradizionalisti, ma soprattutto ad educare i nostri figli all’affettività di un’intera vita.

    Vedete un po’ voi.

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