Giocando si impara: quando studiare è divertente

Oggi lo chiamiamo edutainment, da education (formazione) ed entertainment (divertimento), ovvero “imparare divertendosi”, ma molto prima di Bob Heyman, che ha coniato il termine inglese, già un detto latino esortava i maestri a ludendo docere, “insegnare giocando”.
Ciò che gli antichi Romani avevano intuito con secoli di anticipo è stato poi confermato dalla psicologia moderna: il gioco è un potente strumento didattico, perché è la modalità con cui il bambino sperimenta e conosce il mondo fin dai primi mesi di vita.

Secondo insegnanti, educatori e formatori, sono numerosi i vantaggi dell’imparare giocando:

  • è un’esperienza che comprende quindi una conoscenza anche sensoriale
  • mostra concetti e regole applicati in pratica, nel mondo reale
  • è piacevole per il bambino e quindi motivante per l’apprendimento
  • permette al bambino di utilizzare fantasia e creatività
  • aiuta ad acquisire ruoli e regole di comportamento
  • insegna a organizzarsi e a collaborare con gli altri

In questo modo, l’apprendimento per il bambino è molto più facile e motivante e quindi decisamente più efficace: le conoscenze acquisite attraverso esperimenti, giochi di simulazione e di ruolo sono più strutturate e durature.

Lo stesso si può dire per i videogiochi, che da tempo sono entrati a pieno titolo tra gli strumenti didattici, soprattutto per la Generazione Z o Centennials, i ragazzi nati tra la seconda metà degli anni ’90 e il primo decennio del Duemila: sono i nativi digitali, che hanno sperimentato la tecnologia fin da piccolissimi anche nei giochi e che quindi trovano assolutamente normale interagire con uno schermo e con strumenti digitali. Paolo Ferri, docente all’Università Milano-Bicocca e autore del libro A scuola con le tecnologie, scrive: “I nostri figli si sentono spesso tagliati fuori dall’universo della cultura scolastica perché i loro libri di testo descrivono il mondo, la storia e i fenomeni naturali con una prosa spersonalizzata e astratta che ha davvero poco a che fare con la loro esperienza del mondo sia reale che digitale.” Secondo Ferri, invece, il videogioco attiva la capacità di sperimentare e apprendere e diventa una specie di “palestra” per imparare il problem solving e per stimolare creatività e fantasia.

Quali materie e quali conoscenze si possono apprendere con i giochi? In teoria, tutte, anche quelle che sembrerebbero meno adatte a una dinamica ludica, come l’informatica: ne è un esempio Coding Creativo, un sito che insegna la programmazione, dalle elementari alle superiori, con una didattica innovativa fondata sul gioco. Anche studiare matematica può essere divertente, come testimonia questa raccolta di giochi logico-matematici, da quelli tradizionali con carta e penna, come la battaglia navale e il tris, al sudoku, ai classici da tavolo come Mastermind e Othello. E anche le lingue si imparano meglio giocando: per lo studio dell’inglese ci sono molti siti e piattaforme digitali con corsi per bambini anche molto piccoli, come Hocus&Lotus, i dinosauri che insegnano a parlare inglese da 0 a 3 anni.

Che cosa pensi dei giochi didattici a scuola? Gli insegnanti dei tuoi figli li usano? Racconta la tua opinione nei commenti o nella nostra comunità Di Madre in Figlio.


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