Il “carico mentale” delle donne in 10 storie di vita quotidiana

Ѐ una delle forme di gender gap che più pesano sulle donne e probabilmente una delle più subdole. Ѐ il “carico mentale”, un vero e proprio peso che grava sulla mente di mogli, compagne, mamme: non il dover fare tutto (cosa che pure avviene), ma il dover pensare a tutto, dalla spesa alla cucina, dalle pulizie alla lavatrice, ai compiti dei figli, il tutto aggiunto naturalmente al lavoro fuori casa. Da una parte ci si aspetta da sempre che sia la donna a gestire tutto questo, dall’altra parte le donne stesse sembra che non riescano a sfuggire a questa aspettativa e si fanno carico, appunto, di tutto ciò che riguarda la gestione della famiglia e della casa.

Il termine “carico mentale” è stato coniato da una sociologa francese, Monique Haicault, negli anni Ottanta, ma non è necessario leggere un trattato di sociologia per capirlo. C’è un libro a fumetti che lo spiega benissimo: Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, scritto dalla disegnatrice francese Emma e pubblicato in Italia a febbraio da Laterza.

Il titolo dice tutto: “bastava chiedere” è la classica affermazione di mariti/compagni/partner di fronte alle loro mogli e compagne che si affannano a pensare e fare praticamente tutto. “Se me lo avessi chiesto, ti avrei aiutato”: gli uomini, spiega Emma, hanno sempre bisogno che gli si dica che cosa fare e come farlo, dove si trova la biancheria e come mettere a posto la spesa. Non solo: dire “bastava chiedere” conferma la convinzione che la gestione di tutto spetti alla donna, la quale al massimo, se proprio non ce la fa, può chiedere aiuto, ovvero dire al compagno che cosa fare.
Invece, afferma Emma nelle sue storie, sarebbe ora che anche gli uomini cominciassero a pensare da soli e al di là delle richieste di aiuto, proprio come fanno le donne. Quello che si dovrebbe dividere nella coppia, insomma, non sono tanto le cose da fare (il cosiddetto “aiuto in casa”), quanto proprio il pensare a cosa si deve fare, il carico mentale.

 

Come sostiene la scrittrice Michela Murgia nell’introduzione alla traduzione italiana del libro, si parla ancora poco di questo, quando si affronta il tema dello squilibrio di genere: «Pochissimi sono disposti ad ammettere che anche a parità di salario quello tra i sessi rimarrebbe un dislivello, perché allo stato attuale della consapevolezza sociale tutte le migliori energie degli uomini sono dedicate al loro lavoro e alle loro passioni, mentre quelle delle donne devono continuamente defluire verso l’organizzazione dell’accudimento degli affetti.»

Queste dieci storie a fumetti raccontano vicende quotidiane in cui tutte le donne si ritrovano: «Per molte di noi», scrive ancora Michela Murgia, «vedersi in questo libro sarà una rivelazione, per altre un dolore, per tutte un’opportunità preziosa: diventare più consapevoli dell’esistenza del dislivello per poterlo affrontare per quello che è, cioè un dato sociale storicizzato e modificabile, non una condizione di natura senza possibilità di scampo.» E per cambiare la situazione bisogna che vi si riconoscano anche gli uomini, magari partendo da una lettura semplice e immediata come un fumetto, conclude Murgia, «perché la rivoluzione della reciprocità non sarà compiuta fino al giorno in cui ci metteremo a desiderarla tutti insieme.»

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