Sempre meno nascite in Italia: -4% nel 2018

Non si arresta il calo demografico nel nostro Paese: anche nel 2018 sono nati meno bambini ed è ulteriormente diminuito il numero medio di figli per donna, arrivato a 1,29. Il recente rapporto Istat su natalità e fecondità nella popolazione residente in Italia confronta i dati 2018 con quelli di dieci anni prima e i numeri in crescita sono solo due: l’età media delle donne alla nascita del primo figlio e i neonati con genitori non sposati.

 

Nel 2018 l’anagrafe nazionale ha registrato 439.747 neonati, oltre 18 mila in meno (4%) rispetto all’anno precedente; nel confronto con il 2008, il calo totale è di quasi 140 mila, circa un quarto (il 24%) in meno in dieci anni. La tendenza negativa non sembra arrestarsi nemmeno nel 2019: i dati provvisori relativi a primi sei mesi di quest’anno indicano già 5 mila nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il motivo risiede nel fatto che anche le donne nella fascia 15-49 anni, convenzionalmente considerata età fertile, sono sempre di meno: la generazione più numerosa, quella delle baby-boomers (le nate tra gli anni Sessanta e Settanta), sta uscendo dall’età riproduttiva, mentre le donne più giovani sono poche, perché nate tra il 1975 e il 1995, il periodo del calo più forte della natalità in Italia, con il minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995.

Il calo delle nascite riguarda soprattutto i primi figli, che negli ultimi dieci anni sono diminuiti del 28%. Le cause sono note: i giovani studiano più a lungo, hanno più difficoltà a trovare lavoro e a diventare indipendenti economicamente, per cui si allungano anche i tempi dell’uscita dalla famiglia di origine. I primi figli sono in diminuzione in tutte le regioni italiane e in parecchie il calo supera il 30%. L’unica zona in controtendenza è la provincia autonoma di Bolzano, dove nel 2018 i primogeniti sono aumentati del 4,9%.

Nel 2018 un neonato su 3 ha genitori non coniugati e il dato è in crescita costante dal 2008: le percentuali più elevate si rilevano nelle regioni del centro e del nord, mentre al sud i numeri sono più contenuti. Questo incremento è dovuto evidentemente al calo dei matrimoni che si è registrato negli ultimi anni e che solo nel 2018 ha invertito la tendenza con un lieve aumento.

Continuano a diminuire anche i neonati con almeno un genitore straniero (22%), perché sta crescendo anche l’età delle donne immigrate residenti, che fino a qualche anno fa avevano più figli delle donne italiane. I bambini con entrambi i genitori di cittadinanza straniera sono 1 su 5 nelle regioni del nord, dove l’immigrazione è più stabile e radicata, ma molti di meno al sud (6%); i più numerosi sono i neonati rumeni, seguiti da marocchini, albanesi e cinesi.

Nel 2018 è sceso a 1,29 il numero medio di figli per donna, un dato in calo costante dal 2010. Se consideriamo solo le donne italiane, il valore è ancora più basso, 1,21; le donne straniere residenti in Italia hanno un tasso di fecondità ancora un po’ più alto, 1,94, ma comunque decisamente più ridotto di quello del 2008, quando arrivava a 2,65. Il primato è del nord, dove il numero di figli per donna supera la media nazionale, con 1,36 nel nord-est, mentre al sud è al di sotto, con 1,26; il livello più basso è della Sardegna, dove è la media è arrivata a 1.

I motivi già elencati a proposito del calo delle nascite dei primi figli spiegano anche l’aumento dell’età delle donne al primo parto: in media si diventa madri a 31,2 anni, 3 anni in più rispetto al 1995. L’età è più alta nel Lazio, in Basilicata e in Sardegna.

L’Istat rileva anche quali sono stati nel 2018 i nomi preferiti dai neo-genitori. Invariata la classifica per le femmine, con Sofia, Giulia e Aurora, mentre per i maschi ha vinto Leonardo, seguito da Francesco (che manteneva il primato dal 2001) e Alessandro. Anche per le bambine nate da genitori stranieri i nomi più scelti sono italiani: Sofia, Emma e Aurora; per i maschi i più diffusi sono Adam, Amir e Rayan, ma anche Matteo, Leonardo e Mattia sono frequenti.

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