Smart working, più difficile per le donne l’equilibrio vita-lavoro

Più working che smart: il “lavoro agile”, per le donne, non è sempre così idilliaco. Anzi, da quando è iniziata l’emergenza Covid-19, le donne lavorano più di prima, come evidenziano i risultati della ricerca #iolavorodacasa svolta da Valore D, l’associazione che riunisce 200 imprese in Italia impegnate per l’equilibrio di genere e per la cultura inclusiva nelle organizzazioni.

L’indagine di Valore D è stata condotta su più di 1300 dipendenti, donne e uomini, di multinazionali e PMI, che in questo periodo stanno lavorando da casa. Un dato interessante è che il 60% delle lavoratrici intervistate era già abituato allo smart working e quindi a un’organizzazione del lavoro diversa da quella aziendale: la novità è nel cambiamento imposto dalla compresenza forzata di tutti i componenti della famiglia, anch’essi impegnati nel lavoro o studio a distanza.

In questa situazione, 1 donna su 3 lavora più di prima e fa fatica a mantenere l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare. In pratica, nemmeno l’emergenza Coronavirus aiuta a redistribuire il “carico mentale” che già normalmente pesa sulle donne: infatti, la stessa difficoltà viene sperimentata solo da 1 uomo su 5.

Nonostante tutto, le donne continuano a resistere: 6 donne su 10 esprimono sentimenti di positività e rinnovamento, mentre 4 su 10 si dichiarano ansiose e confuse.

La sensazione di confusione è maggiore nelle più giovani, in particolare nelle Millennials (25-40 anni), rispetto alla generazione delle Baby Boomers, che hanno più di 50 anni. Al contrario, la resilienza sembra aumentare con l’età: solo l’11% delle intervistate sotto i 30 anni si dice convinta di poter affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro il 48% delle donne sopra i 40 anni. Tutte le fasce di età, però, sono accomunate da un sentimento di speranza e di ottimismo per il futuro.

Restano tuttavia le difficoltà quotidiane da affrontare, che lo smart working, a quanto pare, non semplifica affatto: «La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale», commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D. «Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale.»

Qual è la tua esperienza di smart working? Ha semplificato o complicato la gestione della vita quotidiana? Raccontaci la tua opinione nei commenti e nella nostra comunità Mamme Attive.

 


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